La conquista della “purezza” non fu facile, ma per raggiungerla, sempre attento e vigilante, Alberto Marvelli seppe mettere in atto tutti i mezzi naturali e soprannaturali di cui disponeva.
«Vivere in purezza. Come si apprezza questa virtù in mezzo a tanto fango! Ma è difficile conquistarla? È difficile per chi crede di riuscirci coi mezzi umani, ma per chi si alimenta alle sorgenti inesauribili della grazia e dell’amore, sorretto dall’Eucarestia, dalla meditazione e dalla volontà, essa è raggiungibile». Marvelli desiderò la purezza come mezzo di comunione con Dio, per un bisogno di coerenza con se stesso e di radicalità evangelica. Ne parla spesso nel suo Diario. La purezza non è soltanto frutto di lotta, di conquista, di dominio delle passioni e fuga dai pericoli, ma è sentita come un nuovo modo di vivere, di sentire, in sintonia col creato e le creature: è distacco, è umiltà, è desiderio del cielo, è contemplazione.
La purezza è luce, è gioia; irradia il cuore.
La purezza diventa fondamento di una visione nuova, serena del mondo; ridona la semplicità dello sguardo sulla creazione e porta a Dio.
Un animo puro si apre alla contemplazione di Dio; gusta l’intima unione con Lui; adora l’Eucarestia. «Ma soprattutto un cuore puro gusta le gioie dell’anima, dell’unione intima e continua di Dio, della contemplazione delle sue sembianze sotto forma del Santissimo Sacramento. Che mondo nuovo, formato di impressioni infinite per dolcezza e potenza, ma al medesimo tempo così certe della loro origine, mi si è aperto contemplando Gesù sacramentato!»
La contemplazione di Dio gli chiede una sempre maggiore purezza, luce di penetrazione nel mistero, fedeltà alle ispirazioni dello Spirito. «Dalla contemplazione del Santissimo Sacramento sempre più necessaria mi appare la purezza completa di noi stessi. Che io non diventi un impuro, Gesù!»
La purezza, vissuta in maniera così decisa e al tempo stesso così gioiosa, non poteva non trasparire dal suo volto e da tutta la sua persona. La purezza non è virtù nascosta, ma ben visibile. E molti testimoni hanno “visto” la sua purezza; Alberto ne è stato un testimone limpido e sereno.
Nessun complesso nel rapporto con le ragazze; le trattava con quella interiore libertà di spirito, che è segno di castità perfetta.
La lotta per la purezza non aveva spento o deformato la sua sensibilità né la sua capacità di amare una donna. Anzi l’aveva sublimata, l’aveva portato a cogliere la vera essenza dell’amore. Quando scriverà alla ragazza che vorrebbe sua sposa, si esprimerà con parole semplici, ma ricche di un sentimento non comune: «… l’ho sentito di nuovo battere il mio cuore per te, dopo che ti ho rivista sempre bella e con gli occhi un po’ mesti, ma tanto buoni».
«… Io mi rivolgo a Te, Padre di misericordia, Agnello di Dio, perché sappia mantenere il mio cuore puro, candido, splendente. Che la luce divina e soprannaturale irradi il mio cuore, lo avvolga nel suo alone splendente, lo circondi col suo profumo celeste, lo irrori con l’acqua viva e la rugiada vivificante, lo protegga dalle tenebre del mondo e del peccato, lo difenda dalle insidie del demonio, lo sospinga alle più eroiche virtù».
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