Alberto Marvelli fu uomo dal carattere forte, deciso, portato all’azione, instancabile. “Agire sempre, sempre, non stare mai un attimo in ozio. Non perdere tempo” scrive nel Diario e fa sua una frase di Pio XI: “La vita non si può concepire senza azione se non come morte”. La sua passione per l’azione si esprime soprattutto nell’Azione Cattolica. La mole di lavoro che svolge in Diocesi, con ammirevole costanza e con entusiasmo che ignora stanchezza e sconforti, è straordinaria. Eppure non corre il rischio di tanti uomini d’azione, che vedono a poco a poco impoverita la loro vita interiore e disperdono, proiettati unicamente verso l’esterno, “gli aromi dell’interiorità”, perché egli aspira a “una spiritualizzazione delle azioni” e radica la sua attività nella preghiera e nella spiritualità dell’Azione Cattolica.
Rafforza la sua vita interiore nei ritiri e negli esercizi spirituali, nella meditazione quotidiana, nelle letture della Parola di Dio e delle vite dei santi, nella attività catechetica. Di fatto, della vita interiore fa l’anima del suo apostolato. Le parole che Paolo VI ha pronunciato a un gruppo di laici impegnati, “Non esiste, non può esistere nessun apostolato senza vita interiore, senza preghiera, senza una perseverante tensione verso la santità… Siete tutti chiamati alla santità”, offrono una chiave per interpretare la figura di Alberto: fu un grande apostolo perché fu ricco di vita interiore. Non fu mai preso “dall’eresia dell’azione”, come si diceva ai suoi tempi, perché tutto riconduceva alla preghiera: “Preghiera continua, mentale e di intuizione, porre ogni nostra fatica, lavoro, divertimento sotto lo sguardo di Dio, affinché Egli sia sempre presente in noi. Sacrificarsi continuamente per il bene degli altri con gioia, serenità, amore; è un obbligo che abbiamo di ricambiare verso il prossimo ciò che Dio concede a noi”.
La sua preghiera era in piena sintonia con l’azione; non era evasione, ma impegno di vita. Possiamo dire che tutta la sua vita era preghiera, perché egli ”viveva in continua unione con Dio”, “tutta la sua vita era un atto di amore a Dio”. In Alberto Marvelli preghiera e azione sono modalità diverse di un unico impegno di vita spirituale. Preghiera e azione si fondono nel compimento della volontà di Dio e della comunione con Lui: attraverso la preghiera partecipa all’essere e al progetto di Dio; attraverso l’azione partecipa all’agire di Dio nella storia. “Sapeva armonizzare l’amore di Dio con l’amore del prossimo”. Nella vita di Alberto non ci fu frantumazione o discontinuità, ma unità profonda. “Fra preghiera e vita apostolica intercorre una relazione dialettica, ossia un passaggio necessario dall’una all’altra: la vera vita apostolica porta alla preghiera; la preghiera autentica porta a collaborare all’opera della Redenzione”. Alberto era convinto che l’azione apostolica non fosse sufficiente per sostenere tutta la vita spirituale, che non basta lavorare per il Signore, ma bisognasse dedicare molto tempo alla preghiera. L’impegno costante della sua missione di apostolato si traduceva in attività orante, soprattutto nell’azione di grazie e nella domanda.
“Il carattere soprannaturale dell’apostolato esige dall’apostolo una conoscenza approfondita della Buona Novella e del Disegno di salvezza”. Alberto non possedeva della Sacra Scrittura e della Teologia una conoscenza solo teorica, ma personale e meditata. La Parola di Dio era viva in lui. Il Vangelo era sempre aperto sul suo tavolo di lavoro e di studio. La risonanza della Parola di Dio nella sua preghiera è riscontrabile continuamente. Lo stile della sua azione e della sua preghiera richiama lo stile di San Paolo, le cui Lettere Alberto meditava continuamente e spiegava agli altri. Per questo riusciva a fare opera di discernimento nelle scelte concrete dell’agire apostolico. Alberto era abituato a vedere il mondo con lo steso sguardo di Dio; la preghiera lo predisponeva ad assimilare la sua volontà alla volontà divina. Molte volte nel Diario o nelle lettere ricorre questo abbandono alla volontà di Dio: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà”. Quando gli viene comunicata la morte del fratello Lello, in Russia, commenta: “Nostro Signore ha voluto così. Sia fatta la sua volontà!”. E scrivendo a Marilena conclude “Amo troppo il Signore per ribellarmi alla sua volontà. Non mea sed tua voluntas fiat”. Nella preghiera Alberto santifica se stesso, penetra più profondamente nel mistero di Cristo e si prepara a una autentica vita di apostolato; nell’agire apostolico, con libertà e generosità, realizza l’unità interiore fra preghiera e azione, sotto la guida dello Spirito Santo. La sua azione apostolica scaturisce dal suo ricco mondo interiore; la sua sola “presenza” diviene portatrice e rivelatrice di valori, prima ancora che lui parli o agisca. “La sua parola era valorizzata dalla vita, che mai aveva deflettuto da quei principi che egli divulgava fra il popolo” così testimonia un suo amico. Per lui la “cosa principale era trasmettere Dio agli altri; fare apostolato; non pensava ad altro”.
UNA PREGHIERA DI ALBERTO
D’ora innanzi, o Gesù, voglio comportarmi in modo da non dover rimproverarmi, io cosciente, e sotto la tua protezione, più alcun dolore e offesa alla tua persona, bontà e misericordia infinita. Ho detto, o Gesù, “voglio” e questo “voglio” spero di mantenerlo col tuo aiuto. Sia una continua perfezione delle virtù, una spiritualizzazione delle azioni, una completa dedizione a te, un sacrificio per te, e necessario, Gesù, una ascesa verso l’alto. (marzo 1938)